17 Ago 2021

Umberto Galimberti

1° evento / Il mito della crescita.

I fini dell’economia che punta solo sulla crescita sono anche i nostri fini? O siamo noi diventati semplici strumenti dell’ideologia della crescita, la quale ci impiegherebbe come momenti della sua organizzazione, semplici anelli insignificanti della sua catena, o, se preferiamo, mezzi imprescindibili, ma anche fra i più intercambiabili di qualsiasi altro mezzo, all’interno di un apparato economico diventato fine a se stesso?

La crescita, dice Umberto Galimberti, è diventata un imperativo categorico per le nostre società, una forma mentis, uno stato d’animo, un rimedio all’angoscia, una promessa di futuro. E guai se viene meno e ci troviamo con crescita zero o addirittura con una decrescita. È una parola subdola, la crescita, che comporta un obbligo funzionale soltanto a un sistema di produzione. Dunque, è il caso di ragionare su un mito che cancella il senso stesso della vita, del lavoro, dei sentimenti, e di ritrovare un senso del limite, perché gli uomini non possono essere solo produttori e consumatori di merci. Rallentare o fermarsi non è uno spauracchio ma l’occasione per tornare a vivere finalmente consapevoli della propria esistenza.

 

2° evento / L’uomo nell’età della tecnica.

Siamo nell’età della tecnica, dove non è possibile vivere se non al prezzo di una completa omologazione al mondo dei prodotti che ci circonda, e da cui dipendiamo come produttori e consumatori.

I libri non servono per sapere ma per pensare, e pensare significa sottrarsi all’adesione acritica per aprirsi alla domanda, significa interrogare le cose al di là del loro significato abituale reso stabile dalla pigrizia dell’abitudine.

Il pensiero come via alla conoscenza e a una norma di comportamento, oltre i totem e i simulacri in cui si racchiude la vita. L’acutezza dello sguardo e la lunga esperienza filosofica di Umberto Galimberti alla ricerca di un consapevole equilibrio tra le conquiste della scienza, il dominio tecnico della quotidianità e la bussola di un’etica da rifondare.

È tra i più prestigiosi filosofi contemporanei. Laureatosi con Emanuele Severino, ventenne si trasferisce a Basilea dove frequenta il filosofo esistenzialista Karl Jaspers, di cui è uno dei più considerati studiosi e interpreti. È stato professore di Filosofia della storia, Psicologia dinamica, Filosofia morale e Antropologia culturale all’università Ca’ Foscari di Venezia.

Ha collaborato con Il Sole 24 Ore, poi con Repubblica, di cui è tra i principali editorialisti, con articoli di approfondimento su temi esistenziali di taglio filosofico, antropologico e psicosociale. Tra le sue pubblicazioni, tradotte nelle principali lingue europee, alcune anche in giapponese, classici della filosofia contemporanea sull’essenza del pensiero greco, cristiano e tecnico: Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente; La terra senza il male. Jung: dall’inconscio al simbolo; Le cose dell’amore; Gli equivoci dell’anima; Il gioco delle opinioni; Parole nomadi; Psiche e téchne; Orme del sacro; La casa di psiche; I miti del nostro tempo; Il segreto della domanda; Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto; La parola ai giovani/Dialogo con la generazione del nichilismo attivo; Heidegger e il nuovo inizio/Il pensiero al tramonto dell’Occidente.